Catechetica ed Educazione - Catechesi generativa. Un approccio “rinnovato” nel contesto del cambiamento epocale
Editoriale
Il termine “generativo” è diventato, negli ultimi tempi, uno degli aggettivi utilizzati più frequentemente in ambito scientifico e non solo. Dalla descrizione di alcuni processi di interazione umana alla denominazione di sviluppi tecnologici avanzati dall’Artificial General Intelligence (AGI), come futuro dell’Intelligenza Artificiale Generativa, il concetto e le sue implicazioni stanno entrando a far parte del linguaggio quotidiano. Il campo della fede e della spiritualità non fa eccezione.
Quando persone come Tomáš Halík parlano oggi di una fede che emerge come un fenomeno dinamico e trasformativo che non può essere racchiuso nei confini di una definizione ristretta, ma «deve oltrepassare con coraggio molti odierni confini mentali e istituzionali»,1 si riferiscono a ciò che potremmo definire una “fede generativa”. La Commissione Teologica Internazionale, nel suo
recente documento Quo vadis, humanitas,2 riflettendo sull’antropologia cristiana contemporanea, alla luce dei diversi sviluppi dell’epoca attuale, sottolinea ripetutamente la necessità di riconoscere la dimensione della generatività, soprattutto nel contesto delle relazioni umane, e l’inviolabile importanza dell’altro. Il riferimento diretto del documento all’AGI, al suo ruolo e alle sue divergenze in merito alla dignità umana,3 sembra anticipare le riflessioni di papa Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica humanitas. Ma ancora prima, nell’esortazione apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, in occasione del 60° della Gravissimum Educationis, il Pontefice aveva parlato di “generare alla fede” come compito e servizio fondamentale della Chiesa,4 sottolineando il fatto sostanziale e fondativo che la «comunità educante è un “noi” dove il docente, lo studente, la famiglia, il personale amministrativo e di servizio, i pastori e la società civile convergono per generare vita».5 Questa premessa, solo per constatare la crescente diffusione della terminologia della “generatività” in vari ambiti e negli ambienti della fede e della spiritualità.
Il presente numero di Catechetica ed Educazione, nella sua nuova veste tipografica, sempre per i tipi della Editrice LAS, intende fare il punto su questa corrente di pensiero e offrire un contributo tempestivo alla ricerca in corso, con il titolo Catechesi Generativa. Un approccio “rinnovato” in risposta al cambiamento epocale. L’AICa (Associazione Italiana Catecheti), nel suo biennio di riflessione
per gli anni 2024-2026 ha insistito sulla necessità di rivisitare la catechesi ecclesiale perché sia provocata dalla vita6 e diventi autenticamente risposta alle esigenze dell’epoca del cambiamento e dei cambiamenti dell’epoca. La pro-vocazione sta, infatti, alla base della catechesi generativa che questo numero propone.
La sezione monografica affronta il tema centrale da due punti di vista: il primo, mediante un quadro accademico interdisciplinare e il secondo, sviluppando un approfondimento esperienziale.
Apre il quadro degli Studi, il contributo di A.C. Lourdunathan, Generatività: linee di evoluzione storica e significato contemporaneo. Un’annotazione interdisciplinare, che analizza l’evoluzione del concetto di “generatività”, nato nell’ambito scientifico della psicologia dello sviluppo di Erikson e ampliato da Kotre e McAdams. Tracciando la svolta transdisciplinare con la pedagogia critica di Freire e con l’antropologia sociale nell’ambito cattolico italiano (portata avanti in chiave relazionale da autori come Donati, Magatti, Giaccardi e Cappelletti), lo studio dichiara che «essere generativi significa rendere la generatività una logica d’azione permanente» (p. 24).7
Dopo aver inaugurato la ricerca con una trattazione concettuale, il contributo di T. Doni, Oltre la descrizione: sociologia generativa e generatività sociale come dispositivi di trasformazione del mondo sociale, richiama l’attenzione alla prospettiva sociologica di generatività. L’autrice, richiamando Bourdieu, vede la sociologia generativa come un insieme di processi e meccanismi causali che collegano azioni individuali e strutture macro-sociali. Proponendo di superare i limiti di una sociologia puramente descrittiva, stabilisce l’importanza di integrare la sociologia generativa con il paradigma della generatività sociale al fine di promuovere la trasformazione del mondo.
Tale trasformazione non può essere frutto di una mera mentalità produttiva, ma scaturisce da una responsabilità educativa: è quanto afferma, in continuità con il precedente contributo, C. Ciferri, nel suo Dai temi generatori alla responsabilità di cura. Una lettura pedagogica della generatività. Esplorando la prospettiva pedagogica della generatività e contrapponendola al fenomeno della pura e semplice genitorialità, l’autore traccia quattro pilastri teorici: la coscienza critica di Freire tramite i “temi generatori”; la “natalità” di Arendt come custodia del nuovo; la “genitorialità adottiva simbolica” di Dolto; e l’etica della responsabilità, orientata al futuro, di Jonas. Questi elementi appaiono convergenti nel concetto platonico di “generare nel bello”, in uno stile pedagogico che unisce estetica ed etica. Questa relazione educativa che si configura come via pulchritudinis, deve essere guidata da una comunicazione generativa che si proietti come “etica dell’incontro interculturale,” capace di rigenerare prossimità sociale.
La matematica della comunicazione generativa: dall’eccesso della trasmissione all’ospitalità del dialogo, di V. Corrado, attraverso alcuni riferimenti teorici (Freire, scuola di Palo Alto, Jenkins) ed ecclesiali, propone una “matematica” della sottrazione che valorizza l’ascolto autentico, l’empatia e l’ospitalità linguistica. L’autore apre, così, all’intervento successivo. «La verifica della generatività del cristianesimo va condotta sulla capacità di riferimento maieutico rispetto alla ricerca di senso che intende intercettare il significato dell’umanità nella prospettiva di una sua rigenerazione» (p. 73), così si esprime C. Dotolo nel suo contributo, Una cristologia generativa per una Chie
sa che genera vita. Il saggio propone una cristologia e un’ecclesiologia “generative” volte a delineare un cammino di umanizzazione, fondato e motivato sulla libertà e sulla responsabilità. La Chiesa viene sollecitata a superare l’apatia ideologica, proponendosi compiti e impegni che riguardano l’identità generativa del fedele, la soggettivazione del popolo di Dio, la complementarità ministeriale, il senso profetico di essere comunità di fede.
Costruita l’impalcatura teorica, con le prospettive sociologica, pedagogica, pragmatico-comunicativa e teologico-cristiana, non resta che arrivare all’elemento sostanziale di riferimento: la catechesi generativa. Il contributo di G. Ruta si occupa proprio di ciò nella riflessione intitolata: Una “fede generativa” tra cambiamento epocale e pratiche educative ecclesiali: radici, intuizioni e passi per una catechesi generativa. L’articolo propone di superare il tradizionale paradigma trasmissivo a favore di una catechesi generativa, capace di formare discepoli-missionari attivi. Sfidando le vecchie logiche del “si è sempre fatto così” e provando a rispondere al cambiamento epocale dei nostri giorni e al pluralismo culturale, l’autore sottolinea che tale cammino richiede una formazione integrale continua e il passaggio dall’istruzione dottrinale a un modello educativo e comunicativo dialogico.
È da questo punto che prende avvio e si sviluppa il contributo di B. Joseph, Il volto che riflette il grembo. La formazione dei catechisti per una catechesi generativa, che propone di rifondare la formazione dei catechisti secondo una logica “generativa”, in cui il singolo non agisce autonomamente ma come “volto” di una comunità ecclesiale, intesa come autentico grembo generante. Il percorso mira
a un apprendimento trasformativo e incarnato, fondato sulle dimensioni dell’esperienza, delle relazioni intersoggettive di riconoscimento e sulla docibilitas come apertura permanente alla crescita.
La parte complementare della prima sezione fa riferimento a delle Riflessioni ed esperienze sulla generatività, a partire dagli spunti psicologici che F. Kalengayi Wa Kalombo offre con il suo contributo, La generatività come compito evolutivo e risorsa psicologica, specificando ulteriormente quanto presentato nello studio di Lourdunathan. Dando rilievo e spazio a Erikson, Kotre e Hardin, l’autore tesse un panorama psicologico per affermare che «la generatività costituisce l’impegno della persona di prendersi cura delle nuove generazioni e di contribuire al benessere della comunità, opponendosi al rischio della stagnazione e del ripiegamento su di sé» (p. 122).
A seguire, il card. Semeraro, con l’articolo intitolato Pastorale generativa. Prassi cristiane, propone il paradigma della “pastorale generativa” come via relazionale e kairologica per superare la crisi della comunicazione della fede oggi e la deriva etnico-culturale della religiosità contemporanea. Fondandosi sui dati Censis e sul magistero di papa Francesco, l’autore esorta a ripensare le parrocchie non come fredde “farmacie” burocratiche o spazi di mera connessione virtuale, bensì come autentici “ospedali da campo”. Questa transizione richiede di riscoprire la cura animarum attraverso la vicinanza emotiva, l’accompagnamento esistenziale, il discernimento e il tocco della prossimità.
Ritornando al ripetuto passaggio dal paradigma della trasmissione della fede a quello della generazione della fede, K. Roncalli punta nel suo contributo sulla vita spirituale possibile e tangibile in comunità capaci di autentica comunione interpersonale. Intitolato Comunità comunionali generano credenti creativi, il testo invita a verificare la fede degli stessi “addetti ai lavori” (come operatori pastorali e catechisti) per superare la rassegnazione e riscoprire la gioia come motore dell’evangelizzazione. L’autrice ribadisce: «La fede prima ancora di vincere le nostre paure, vince la nostra solitudine, ci rimette di fronte a un Volto, sperimentabile attraverso i volti di coloro che compongono la comunità» (p. 141s.).
Si collega all’articolo di Roncalli, quello di R. Carelli: Essere generati, diventare generativi, che in modo diretto rafforza e approfondisce la proposta precedente. L’autore descrive attraverso l’esperienza dell’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA) di Avigliana, i percorsi formativi concreti dedicati alle tappe affettive dei giovani adulti, fondati sulla teologia trinitaria della relazione e sul carisma salesiano. La generatività viene identificata come il tratto distintivo della vera maturità adulta, in ogni modo evitando l’effetto del narcisismo contemporaneo. Il contributo stabilisce: «Se Dio è trinitario e se l’uomo è i suoi legami, allora generativo è dedicarsi e degenerativo è trattenersi» (p. 158).
La sezione di Altri studi contiene tre riflessioni: le prime due analizzano alcuni tratti caratteristici del pensiero catechetico del Prof. Luciano Meddi (19562025), come degno omaggio all’illustre catecheta, conosciuto in Italia e all’estero. La prima, di G. Biancardi, è incentrata sul primato della receptio fidei rispetto alla trasmissione dottrinale della sola traditio. Il saggio intitolato, Dalla traditio
alla receptio della fede. Le difficoltà della catechesi contemporanea, traccia i passi “incompiuti” della catechesi nel panorama storico del Novecento. Segue il contributo di M. Mirai, La receptio fidei: una chiave per ripensare la catechesi. La proposta di L. Meddi, che sottolinea la prospettiva del Meddi sulla svolta catechetica ed esperienziale che intende spostare l’asse dal tradere al recipere, ponen
do al centro la persona e le sue motivazioni psicologiche di trasformazione. In questa prospettiva, la fede non è un semplice contenuto dottrinale da memorizzare, ma un progetto globale di vita integrato nei dinamismi culturali del soggetto e sorretto dall’azione dello Spirito Santo.
Il numero si conclude con una ricerca stand-alone, sulle trasformazioni socio-culturali che impongono un ripensamento globale dei cammini di iniziazione cristiana in Italia. Condividere la fede tra le generazioni in un contesto inedito. Considerazioni catechetiche sui percorsi di iniziazzione alla vita cristiana / 1 è il titolo del contributo di U. Montisci. Come suggerisce il titolo, è il primo momento di una riflessione che proseguirà nel prossimo numero della rivista. A partire dai fenomeni del pluralismo, della complessità e delle contingenze storiche come la pandemia, l’autore induce a considerare che «l’esigenza emersa più volte di riformare in modo efficace i cammini di iniziazione cristiana non può essere ridotta ad aggiustamenti tecnici, ma va inserita nel più ampio processo di riforma sinodale e missionaria a cui la comunità ecclesiale è chiamata in questo tempo» (p. 204). La prospettiva di quest’ultimo contributo non si discosta dal tema della generatività, e apre volutamente a quello di un prossimo numero della rivista che verterà sul rapporto tra spiritualità e catechesi.
Generatività è un attributo dello Spirito; è libertà, flessibilità, spontaneità, illimitatezza, vitalità e orientamento alla vita. Dove non c’è vita, la crea; dove c’è, la fa fiorire e la rigenera. La fede, come vita in Dio, è creativa e fiorente; nella sua essenza è generativa, è relazionale, dialogica e trasformativa nello spirito. Di conseguenza l’educazione a questa fede, l’educazione nella fede, l’educazione della fede è necessariamente generativa. La catechesi generativa, quindi, non è tanto un particolare tipo, modello, indirizzo o scuola di catechesi. Essa è un richiamo della natura essenziale del processo catechistico, in cui ogni elemento e l’armonia convergente di tutte le funzioni lo rendono generativo e rigenerativo.
Ciò che intendiamo promuovere non è una catechesi particolare che sia generativa, ma una comprensione, un approccio, una prospettiva, una mentalità rinnovata che concepisca la catechesi come sempre orientata alla vita, che promuova la vita, che trasformi la vita integralmente verso il suo pieno compimento, nel tempo e nell’eternità.
I Membri dell’Istituto di Catechetica
FSE-UPS, Roma