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Congresso dell’EEC Corato (Bari) 3 giugno - 8 giugno 2026

Catechesi per l’incontro e per la pace. “La convivalità delle differenze”

Il Congresso sul tema Catechesi per l’incontro e per la pace. “La convivialità delle differenze” è stato celebrato dal 3 all’8 giugno presso l’“Oasi Nazareth” di Corato (Bari - Italia) in occasione della lieta ricorrenza del 75° dell’Equipe Européenne de Catéchèse (EEC).

Tematica e atmosfera

Il tema, attuale ed emergente, è stato trattato lungo le giornate in un’articolata tessitura, di relazioni, report di esperienze e lavori di gruppo. L’atmosfera pugliese della Chiesa della regione pugliese, punto di incontro tra Oriente e Occidente, luogo significativo dal punto di vista culturale ed ecclesiale, segnato particolarmente dall’ospitalità dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e dalla testimonianza luminosa del Vescovo (Mons.) Don Tonino Bello (1935-1993), testimone di Giustizia e di Pace. 

Frammenti di cronaca 

Il Congresso, come da programma, è iniziato, mercoledì 3 giugno, con gli arrivi nel pomeriggio fino a tarda serata con i tempi per la registrazione e alle ore 19.30 con la preghiera di apertura (animata dall’Ufficio Catechistico Diocesano). A seguito il Presidente dell'EEC, don Carl-Mario Sultana, ha rivolto ai presenti il saluto, informando su questioni pratiche e organizzative, a cui ha fatto seguito la cena.

Le relazioni sono state svolte in varie lingue e sono state resi disponibili i testi con le traduzioni sia previamente online, sia in cartaceo prima delle sessioni di lavoro.

Giovedì 4 giugno, dopo l’Eucaristia, presieduta da S.E. Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst, delegato per la catechesi del Dicastero per l’evangelizzazione della Santa Sede, alle ore 9.30, il Presidente Sultana ha introdotto il tema del Congresso, dando avvio, come moderatore, alla prima sessione dei lavori sul tema: Opportunità e sfide dell'incontro nei contesti europei odierni. Considerazioni sociologiche e filosofiche. Le considerazioni sociologiche sono state sviluppate dalla prof.ssa Laura Zanfrini (Università Cattolica di Milano, Italia), facendo riferimento alle ricerche sviluppate presso l’Univesità Cattolica S. Cuore di Milano sui migranti, all’Enciclica Fratelli tutti e all’esperienza recente della Chiesa milanese del Sinodo dalle Genti, mentre quelle filosofiche sono state esposte dal Prof. Guido Vanheeswijck (Università di Lovanio, Belgio), che, richiamandosi a Charles Taylor e a Amos Oz, si è soffermato sui dinamismi e le radici culturali della tematica.

Dopo pranzo, per la seconda sessione sui fondamenti teologici, il prof. Salvatore Currò (Università Pontificia Salesiana, Italia) ha sviluppato la sua riflessione richiamando tre livelli di comprensione che dilatano l’orizzonte della concezione del rapporto tra differenze e convivialità: quello del pensiero, quello della sensibilità, della corporeità e dell’affettività e quello delle tracce e scritture nella loro pregnanza e significato etico e religioso. Teologia e prassi interculturale è il titolo dell’intervento di Sr. Ana Thea Filipovic (Croatia) che ha affrontato in generale e nel contesto croato come si stia sviluppando sia la riflessione teologica in chiave interculturale e come si sta concretizzando questo approccio sia nell’ambito scolastico, sia parrocchiale.

Al termine degli interventi si è potuto porre delle domande chiarificatrici ai Relatori e Relatrici e nella seconda parte della sessione pomeridiana si sono svolti i lavori di gruppo per nazionalità o per lingua, condividendo in assemblea gli elementi e i risultati più importanti in base ad una griglia di domande offerte dal Comitato EEC.

Anche la giornata di venerdì 5 giugno si è aperta con l’Eucaristia. La terza sessione ha visto la presentazione di diverse esperienze di catechesi di pace, incontro e convivialità in Europa, sotto la conduzione e la moderazione di Angela Kaupp. Per la Finlandia, ha preso la parola Osmo Vartiainen, per il Portogallo Luis Miguel Figueiredo Rodrigues e per la Romania (Chiesa greco-cattolica) Letitia Crihălmeanu e (Chiesa ortodossa) Liviu Vidican-Manci. Dopo il break è intervenuta per l’Austria, Gabriele Eder-Cakl, a cui ha fatto seguito il confronto/dialogo con i relatori. Le “buone pratiche” presentate sono state riprese e in qualche modo sintetizzate e valutate da Jose Maria Perez Navarro (Spagna) e Magda (Slovenia).

Dopo pranzo si è svolta la quarta sessione su Implicazioni catechetiche - Opportunità e sfide per la catechesi per la pace e l'incontro, sempre da un punto di vista specificatamente catechetico. Moderatore: Luis Miguel Figueiredo Rodrigues. Ha preso la parola Isabel Morel (Francia) su Una catechesi al centro delle tensioni contemporanee, presentando quattro criteri per la catechesi: imprescindibilità dell’incontro con Cristo; sviluppo di una pedagogia della bellezza; esplicitazione educativa della dimensione morale; prospettive di dialogo ecumenico. A seguire Janez Vodicar (Slovenia) ha trattato il tema La catechesi come alternativa a un’Europa competitiva, richiamando il n. 319 del DC (2020). Dopo le domande e i chiarimenti sulle due relazioni, si sono svolti i lavori di gruppo su opportunità e sfide nei paesi/regioni e in assemblea si sono condivise le idee emerse.

Sabato 6 giugno si è svolta la quinta sessione commemorando il 75° anniversario dell'Equipe, moderata da Nicoleta Martian. Sono state particolarmente toccanti le tre esperienze di Karl Heinz Schmitt (Germania) e di André Fossion (Belgio), entrambi online, e di Suor Therese Kanacry (Siria) in presenza. Sono stati rievocati momenti della vita dell’EEC, segnate da interessanti e significative riflessioni tematiche, ma anche di momenti difficili che, con coraggio e tenacia, sono stati lungo il tempo superati con coraggio e determinazione.

Dopo l’intervallo, alle ore 11.15, si è proceduto all’elezione del membro del Comitato di coordinamento in sostituzione del compianto Rinaldo Paganelli (Italia). È stato eletto al primo scrutinio Andrej Segula (Slovenia) che ha accettato l’incarico di far parte del Comitato. Sono state anche affrontate le questioni finanziarie e amministrative dell’EEC, con una verifica da parte di un revisore dei conti, dando il plauso ad Angela Kaupp che segue la parte economica dell’Equipe. A pranzo è stata offerta a tutti i partecipanti il dono dell’Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, una confezione del rinomato olio di Corato, prodotto tipico della terra pugliese esportato in tutto il mondo.

Dopo pranzo, in bus, i partecipanti al Congresso hanno avuto la possibilità di visitare alcune perle della città di Trani, dopo la celebrazione dell’Eucaristia presieduta in Cattedrale dall’Arcivescovo: oltre la bellissima Cattedrale e il campanile, il museo, la sinagoga e una breve escursione per le vie del Centro storico, presso il cortile del palazzo, proprietà della Curia, si è consumata una buona cena e si è condivisa la torta celebrativa del 75° dell’EEC. Dopodiché, ricchi di contenuti ed esperienze, si è fatto ritorno all’Oasi.

La Domenica 7 giugno, solennità del Corpus Domini, in bus ci si è recati a Barletta, ospiti della parrocchia “San Giovanni apostolo”. La vivace comunità cristiana ha condiviso con i partecipanti le esperienze di catechesi in parrocchia, prima e dopo la celebrazione dell’Eucaristia presieduta dal parroco. Anche i fanciulli e i ragazzi della catechesi hanno offerto un breve saggio di un musical che stanno realizzando sulla figura di San Francesco.

Dopo il pranzo, si è fatto ritorno all’Oasi per la fase conclusiva. Alle 17.00, dopo i convenevoli e ringraziamenti agli organizzatori delle giornate, lo scambio di doni, è stata offerta la sintesi del Congresso nei gruppi linguistici/nazionali, con la valutazione del congresso e osservazioni finali da parte dei membri dell’EEC. Alle 18.30, sono state fatte le proposte per il prossimo Congresso, accennando a temi, tempi e luoghi che possano ospitare il congresso tra due anni. Il Portogallo si è dichiarato disponibile e il Comitato vaglierà le proposte pervenute sui particolari tematici e organizzativi. Alle 20.00, c’è stata la cena conclusiva e la serata fraterna.

Mentre sono stati consegnati gli Atti del precedente Congresso 2024 di Cluj (Romania), si attendono quelli del 75° a cura di Giuseppe Biancardi, sempre per i tipi della Elledici di Torino.

Conclusione aperta

Tre metafore possono in qualche modo racchiudere l’esperienza vissuta, senza la pretesa di esaurire in poche battute i ricchi contenuti del Congresso.

Rimaniamo fondamentalmente delle “penisole”. Il prof. Vanheeswijck ha richiamato il pensatore ebreo Amos Oz che, dopo aver enucleato la sua diagnosi sul fanatismo, tenta di offrire anche una cura e una terapia a partire da una considerazione fondamentale: come una penisola per metà attaccata alla terraferma, per metà rivolta verso l’oceano – per metà legata all’eredità familiare, culturale, religiosa… e per altra metà che vuole essere lasciata sola ad affrontare l’oceano, l’inedito, l’ignoto, il futuro imperscrutabile. La vera tolleranza, secondo Oz, è possibile solo se ci è “permesso di rimanere penisole”. Tra eredità delle generazioni precedenti e compito verso le generazioni future, occorre nel presente superare l’inclinazione al proselitismo, l’impulso latente di convertire gli altri (dimettendoci dalla nostra personale “conversione”), con la pretesa più o meno palese di «costringere gli altri a cambiare».

Ascoltiamo e scendiamo “da cavallo”, per incontrarci più in profondità. La seconda metafora si richiama a quanto relazionato da Janez Vodicar riportando la seguente citazione di Paul Ricoeur: «Se non conosco altre lingue, la mia lingua è il limite del mio mondo; ma anche la mia religione è il limite della mia esperienza della sfera religiosa. È quindi, direi, segno di grande cultura religiosa e di grande modestia religiosa comprendere che il mio accesso alla religione, per quanto fondamentale possa essere, è un accesso parziale, e che altri hanno accesso a questa conoscenza attraverso altre vie. Permettetemi di proporvi un paragone che mi piace fare. Mi trovo sulla superficie di una sfera frammentata, in un punto che si trova tra diverse aree religiose: se cerco di correre lungo questa superficie – se cerco di essere eclettico – non raggiungerò mai una religione universale attraverso il sincretismo; ma se mi addentro abbastanza profondamente nella mia tradizione, andrò oltre i limiti della mia lingua. Avvicinandomi a ciò che chiamo il fondamentale – ciò che altri raggiungono attraverso altre vie – accorcio la distanza tra me e gli altri lungo la dimensione della profondità. In superficie, la distanza che ci separa è immensa; ma se scavo in profondità, mi avvicino all’altro, che percorre lo stesso cammino».

Curiamo le tante forme di competitività malata. Auspicando il cammino verso una catechesi “laboratorio di dialogo” (DC 54), lo stesso Vodicar riporta l’espressione di Christian Laval che vale anche nel nostro caso: «L’educazione e la formazione sono, nel loro nucleo, fondate sulla logica del dono e del contro-dono tra generazioni. Ciò che viene trasmesso in questo processo non è solo conoscenza, ma anche norme e valori. È su questa logica che si fonda l’istituzione stessa, e da essa deriva il suo fondamento antropologico. Il pericolo maggiore – oltre alla disuguaglianza – deriva dall’impoverimento della vita causato da una concezione riduttiva della cultura e dell’istruzione, intese semplicemente come lo sviluppo di competenze orientate verso obiettivi professionali [peggio ancora: come trasmissione di contenuti! …]. Questa concezione ormai dominante dell’istruzione e della formazione fa parte di una visione dell’umanità composta da piccoli soldati impegnati in una guerra economica globale».

Riuscirà la catechesi ecclesiale a operare una svolta, a imprimere un cambio di prospettiva culturale, a favorire una trasformazione di mentalità e di stile di vita?