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Compito della Catechesi è custodire voci e volti umani

In margine alla solennità dell’Ascensione, Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

Sr. Rosa Maria Ramalho, fsp (Brasile)

Per dare inizio alla nostra “conversazione”, vorrei proporvi una sfida. Questa sfida si chiama: Sfida della Contemplazione. Dedicatevi un po’ di tempo. Scegliete un luogo. Può essere a casa vostra, sull’autobus, in metropolitana, con i vostri colleghi di lavoro, nella vostra comunità parrocchiale, ecc.

La sfida consiste nel rimanere un’ora o più senza il tuo dispositivo intelligente (il tuo smartphone, il tuo cellulare) e contemplare il volto e ascoltare la voce delle persone che ti circondano. Fallo con spontaneità, ma in modo intenzionale e, soprattutto, gratuito. Cerca di contemplare l'espressione del viso, i gesti, lo sguardo... Osserva anche le parole, il tono della voce, la velocità, il contenuto... Alla fine della sfida, scrivi brevemente ciò che hai contemplato e ascoltato.

Questo esercizio è molto semplice e può sembrare banale, dato che interagiamo con altre persone in ogni momento. Ma perché l’ho definito una “sfida”? Perché oggi, in questa cultura digitale, è sempre più difficile osservare i volti e ascoltare con attenzione le voci delle persone. Oppure, se li vediamo e li ascoltiamo, questi volti e queste voci potrebbero non essere reali, ma frutto di un'intelligenza artificiale che vuole essere sempre più vicina e affettiva.

Non è quindi un caso che, quest'anno, il messaggio di Papa Leone XIV per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci inviti a «Custodire voci e volti umani». E, secondo Papa Leone, «la sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi».

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, celebrata ogni anno la domenica dell’Ascensione del Signore, è stata istituita dal Concilio Vaticano II (con il decreto Inter Mirifica del 1963). Ogni anno, il 24 gennaio, giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il Papa propone un messaggio per celebrare questa giornata con uno sguardo alle sfide attuali della comunicazione.

La celebrazione di questa giornata e il messaggio non sono riservati solo ai comunicatori, ma a tutta la Chiesa, che è chiamata a riflettere e a chiedersi come sia la nostra presenza in questo contesto sempre più segnato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) e dall’indebolimento delle relazioni umane.

Allora, cosa ha da dire a noi catechisti?

Il Direttorio per la Catechesi, al numero 319, afferma: «La catechesi ha una intrinseca dimensione culturale e sociale, in quanto si colloca in una Chiesa inserita nella comuni­tà umana. In essa i discepoli del Signore Gesù condividono “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi” (GS 1). Il compito di leggere i segni dei tempi è sempre vivo, so­prattutto in questo tempo, avvertito come svolta epocale e segna­to da contraddizioni e, insieme, da aneliti di pace e giustizia, di incontro e solidarietà». È quindi compito della catechesi ripensare la propria pratica e riflettere sul proprio ruolo nel contesto attuale.

Non sono qui per darvi risposte pronte, come ci aspettiamo sempre di ricevere quando chiediamo, come per magia, all’IA, ma vorrei offrirvi tre spunti di riflessione come catechisti, a partire dal Messaggio della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

1.      Viviamo in un’epoca di grande entusiasmo per l’IA, “l’amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni ricordo, “oracolo” di ogni consiglio. Il messaggio che ci richiederebbe ore di ispirazione per essere scritto viene redatto in pochi secondi. La dinamica perfetta e l’intero copione per il nostro incontro sono a nostra disposizione in un attimo. L’IA è perfetta nel darci risposte. Ma in che modo ci sta aiutando a porre domande, «la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica»? Come catechisti, approfondiamo davvero la nostra fede attraverso il pensiero, la meditazione e la riflessione, il confronto vis-a-vis, oppure ripetiamo semplicemente ciò che troviamo già pronto? Come coltiviamo la nostra immaginazione e creatività?

2.      «Perché i chatbot resi eccessivamente “affettuosi”, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone». Una notizia ha attirato la mia attenzione di recente. Una bambina di soli 12 anni (non potrebbe essere uno o una dei nostri catechizzandi?) subiva abusi sessuali da parte di una persona della sua cerchia familiare e, non vedendo modo di sfogarsi con le persone più vicine per paura, ha cercato aiuto nell’IA. La madre, controllando il cellulare della bambina, ha trovato il messaggio nel cestino. Questa bambina è stata davvero aiutata non dall’IA, ma dalla madre e dai familiari, che hanno preso le misure necessarie per prendersi cura di questa bambina ferita, pervenendo anche all’arresto del colpevole.

3.      In questo terzo spunto di riflessione, presento un elemento fondamentale del messaggio che riguarda l’educazione: «A questo mira l’educazione: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione». Secondo l’attuale Direttorio per la Comunicazione della Chiesa in Brasile, l’educazione alla comunicazione è anche un compito della catechesi (cf. n. 97). 

Il messaggio della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il primo di papa Leone XIV, può offrire molti altri spunti di riflessione. Se non l’avete ancora letto, prendetevi un po’ di tempo per leggerlo e condividetelo con gli altri catechisti del vostro gruppo. Riflettete insieme ed estendete la riflessione ad altre attività pastorali e movimenti della vostra comunità. Custodire le voci e i volti umani è compito di ogni cristiano!

Infine, vi rendo partecipi di un pensiero su cui rifletto già da tempo: nella cultura digitale, la catechesi non deve digitalizzarsi, ma diventare sempre più umana ed essere testimone e comunicatrice, per bambini, giovani e adulti, di quel Volto che, per tanto amore, non ha permesso che nessun volto e nessuna voce gli fossero indifferenti. Vi invito anche alla Sfida di Contemplare il Volto di Cristo nei Vangeli, di ascoltare la sua Parola. Contemplare il suo volto ci aiuterà a “custodire le voci e i volti” dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e… il nostro stesso volto che è unico e irripetibile!