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Nuovo numero di C&E - Religione e cultura: l'IRC a confronto con la questione religiosa odierna

Editoriale

Il tema al centro dei contributi di questo numero prosegue la riflessione sull’identità dell’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) avviata da tempo, cercando di sondarne consistenza e attualità epistemologica.

 Nel quadro del rapporto tra religione e cultura l’attenzione è qui centrata sul polo religione e può sembrare ambizioso proporre come oggetto di riflessione una questione religiosa odierna. Tuttavia la scelta è corroborata dalla consapevolezza che l’IRC – come tutte le discipline scolastiche – ruota attorno alla consegna-assimilazione-elaborazione-riformulazione culturale e che nella nostra contemporaneità la dimensione religiosa della vita è da affrontare nei termini di una “questione”, ovvero esaminandone i fondamenti di percezione, formulazione e comunicazione. Inoltre, la pratica didattica e la consuetudine con alunni e docenti insinua il dubbio sulla validità delle categorie d’interpretazione del fenomeno religioso ancora utilizzate. Viene da chiedersi quale sia il sacro che oggi si cerca e a quale trascendente/trascendenza si rivolgono donne e uomini contemporanei.

Applicare un dubbio metodico a tali nuclei tematici può condurre a risposte pertinenti al contesto scolastico in cui opera l’IRC e contribuire ad aggiornare il suo rapporto con i poli concettuali che ne alimentano l’identità, quali sono appunto religione e cultura.
Definire la questione religiosa oggi richiede disponibilità intellettuale: ammettere pluralità, complessità e secolarità come chiavi interpretative della contemporaneità, interrogarsi sull’opzione per una deculturazione ovvero aggiornare i criteri di lettura del fenomeno culturale. Conseguenza insieme ambiziosa e inevitabile di tutto il processo è la risemantizzazione del religioso attuale (in chiave filosofico-teologica) e la ridefinizione di religione e religiosità (in chiave pedagogica e comunicativa).
La pretesa del percorso proposto in questo numero di C&E non è quella di tracciare limiti definitori al tema bensì, partendo dall’intuizione del problema, aprire un dibattito che tenga le conclusioni teoretiche vicine alle esigenze dell’IRC in quanto disciplina scolastica attenta alle istanze culturali ed educative e disponibile a riconfigurarsi. Ragionando in tale direzione, Carmelo Dotolo offre un contributo a fissare i termini di una questione religiosa odierna, rimanendo esterni alla pretesa di attribuire alla religione la capacità e il compito di umanizzare il mondo. Piuttosto è da tenere in attenta considerazione la permanenza del fenomeno religioso nello scenario mondiale e la curvatura presa dal religioso a favore di una valorizzazione della spiritualità, da intendere come invocazione di senso che qualifichi la storia personale e collettiva. In particolare, viene messo in evidenza come la religione contribuisca ancora alla costruzione della realtà socio-culturale, come l’istanza del sacro si mantenga al centro dell’esperienza religiosa e quale ruolo detenga ancora la forma cristiana della religione.
A proposito della tenuta del Cristianesimo in Occidente e della cultura religiosa in genere, Furio Pesci individua un rischio reale nell’impetuoso e spesso non gestito sviluppo di nuove tecnologie, che imprimono una nuova impronta all’immaginario collettivo. Proprio là dove si forma una mentalità condivisa, cui ancora oggi offre il suo contributo la dimensione religiosa dell’esistenza, un clima
caratterizzato da individualismo e secolarizzazione – con una certa diffusione di violenza – mette a rischio non solo una visione ideale del mondo ma anche la sua tenuta sociale. Le conseguenze della quarta rivoluzione industriale sono esaminate alla luce della teoria di René Girard, in particolare del concetto di mimesi.
In continuità con la considerazione sugli effetti della quarta rivoluzione industriale, notiamo come cambiano i concetti di spazio, tempo e comunità che finora hanno descritto l’esperienza umana. Ed è ormai conclamata la crisi sia della religione sia della fede, sebbene per motivi in parte differenti. L’esperienza religiosa subisce una spinta in almeno due direzioni diverse, come conseguenza di una oscillazione semantica attorno al soprannaturale, che tende a perdere il suo legame fondativo col naturale a favore dello spazio virtuale. Da un lato una tendenza immanentistica, panteistica, dall’altro una tendenza panenteistica in clima di post-teismo. Adriano Fabris pone in evidenza come il processo di demitizzazione, che indebolisce la portata della visione religiosa della vita, sia sostituito da un processo di vera e propria remitizzazione tecnologica, che di fatto trasforma la critica del mito nel mito della critica. Un antidoto efficace può essere offerto dal Cristianesimo, grazie alla realtà dell’incarnazione, che ne costituisce il centro significativo e significante e all’esperienza della concretezza, che da essa trae consistenza e motivazione.
Se si vuole centrare ulteriormente l’attenzione sui tratti della questione religiosa, Tiziano Conti definisce come un vero e proprio fenomeno antropologico il cambiamento del panorama religioso occidentale in direzione secolare o addirittura post-religiosa. Gli effetti della secolarizzazione riguardano non solo l’esperienza religiosa, ma anche la stessa idea di religione nel passaggio da una visione teocentrica, segnata da una consistenza ontologica e una forte giustificazione metafisica, a una prospettiva che farebbe della religione un fatto mera-
mente socio-storico-culturale, come veicolato dai fortunati religious studies. Però nel passaggio dal moderno al post-moderno l’esperienza umana conferma che la religione non può essere neanche ridotta a una cosmovisione di stampo teologico, che giustifica la vita puramente alla luce della fede, né a una indagine filosofica, che interpreta la fede alla luce dei vissuti umani. La categoria di de-coincidenza mutuata da François Jullien – può intervenire su una visione teologica che va oltre un securizzante confine di rigore razionale. Un Dio de-teologizzato, non determinato da categorie ontologiche ossessive, che ne limiterebbero la natura etica e relazionale, aprirebbe la strada a una risposta congrua alle attese della contemporaneità.
Venendo a una considerazione dei cambiamenti del credere nell’Italia contemporanea, le indagini empiriche mostrano tendenze disomogenee soprattutto nel mondo giovanile: da un lato selezione, discontinuità, rifiuto di decisioni vincolanti, dall’altro ricerca di testimonianze credibili, apertura a prospettive di trascendenza, la mai sopita ricerca di senso. Le novità del mondo mediatico e comunicativo danno struttura diversa alla percezione della realtà, alla relazione e narrazione di sé, spostando le opzioni individuali dal religioso propriamente detto allo spirituale. Anche le categorie costitutive dell’esperienza religiosa sono attraversate da riduzioni semantiche, che tentano di renderle fruibili per un’attualità plurale, complessa e frammentata. Tuttavia, Cecilia Costa sottolinea come la religione non scompaia ma si ridefinisca; rimane una risorsa interpretativa ancora capace di dare risposta alle attese profonde dell’esistenza.
Con un approccio più pedagogico alla questione religiosa contemporanea, Maria Teresa Moscato esplora il rinnovato interesse della pedagogia italiana per i fenomeni religiosi, spostando l’attenzione dalla religione come sistema storico istituzionale, oggetto culturale specifico, alla religiosità come esperienza vissuta, come capacità e modo di essere religiosi. Seguendo un modello squisitamente fenomenologico, che vede la religiosità come substrato dell’esperienza religiosa, fattore capace di orientare la costruzione della personalità e i processi di attribuzione di senso, si rivela opportuno superare atteggiamenti contrari al mondo religioso e approcci positivistici e psicanalitici, che hanno caratterizzato la pedagogia del dopoguerra. Nella cospicua produzione novecentesca di studi sul mondo della religione, è opportuno fare spazio a prospettive filosofico-teologiche eterogenee e confrontarsi anche con la letteratura protestante. Inoltre, proprio l’interesse per il mondo religioso è in grado di indurre un atteggiamento diverso alla stessa pedagogia, che non può rimanere solo scienza descrittiva, ma deve cedere alle istanze dell’interpretazione, con uno strumento di ragione aperta, più che di ragione positiva. Ricerche empiriche e teoriche ribadiscono una funzione formativa e sociale della religiosità, pur mettendo in guardia dai rischi connessi a sue
sempre possibili polarizzazioni e involuzioni.
Con riferimento specifico al caso della scuola italiana, la questione religiosa attuale può essere calata pedagogicamente nel tema dell’educazione religiosa per tutti, a partire dalla consapevolezza di un contesto segnato da processi di secolarizzazione e pluralismo culturale in stadio avanzato. Il quadro concettuale di riferimento per la riflessione proposta da Pierpaolo Triani è mutuato dal teologo e sociologo austriaco-americano P.L. Berger, soprattutto in relazione ai diversi atteggiamenti possibili dinnanzi alla contaminazione cognitiva tra esperienze e tradizioni religiose diverse. Quali le ragioni a favore dell’educazione religiosa e i rischi legati alla sua assenza? Posto che l’atteggiamento nei suoi confronti – come emerge dalle ricerche – è fortemente polarizzato (superflua o cru-
ciale), tre sono le argomentazioni di natura pedagogica: formazione integrale della persona, prevenzione delle derive religiose, promozione del dialogo.
L’istruzione religiosa è da considerare come aspetto specifico dell’educazione religiosa, come comprensione culturale del fenomeno religioso, letto a partire dalle cristallizzazioni storiche di una confessione specifica. Richiamando le ragioni dell’educazione religiosa, il discorso approda all’opportunità della presenza di un insegnamento avente come oggetto la conoscenza della religiosità umana e di specifiche tradizioni religiose all’interno del contesto pluralistico della scuola. Appare quantomeno anacronistica – anche e soprattutto in ambito religioso – una
prospettiva educativa scuola-centrica e vengono forniti argomenti di prospettiva per un dibattito ormai avviato sulla validità della configurazione attuale dell’insegnamento della religione nella scuola italiana.
Infine, l’IRC si trova a confronto con la questione religiosa odierna per la sua natura di disciplina scolastica, per il suo valore educativo, per il suo potenziale interculturale e dialogico: uno spazio educativo capace di mettere insieme identità e alterità in un contesto segnato fortemente dalla pluralità e dall’intersezione tra visioni del mondo differenti. L’IRC ha avuto un’evoluzione ed è sempre più divenuto attore scolastico, anche negli ambienti di scuola statale. Tuttavia è chiamato a un continuo adeguamento, accogliendo le sfide di una contemporaneità in costante ed esigente cambiamento. Il quadro concettuale nel quale si muove Andrea Porcarelli poggia sul Magistero cattolico postconciliare, su documenti internazionali, su recenti prassi pedagogiche, su riflessioni teologiche e approcci pedagogici (Freire, Buber). Se è indubitabile il ruolo della cultura religiosa in una società multiculturale, è altrettanto necessaria una ridefinizione aggiornata dell’insegnamento religioso, che potrebbe qualificarsi grazie alla categoria di disciplina dialogica e ospitale. La prospettiva dell’apprendere in dialogo – con le sue motivazioni teologiche, pedagogiche e metodologiche – può dare sostanza scolastica a un pluralismo inclusivo in vista di una cittadinanza democratica: valori ai quali l’IRC può dare un contributo ancora una volta qualificato e qualificante.

A partire da questo numero, C&E offre una seconda sezione, oltre quella monografica, che ospita liberi contributi provenienti dal mondo scientifico. Nel presente fascicolo sono quattro, due che si riferiscono al settore della scuola e all’IRC e due di taglio pedagogico-catechetico.  Il saggio di Flavia Montagnini affida all’IRC un ruolo da protagonista nella scuola, quale luogo di interrogazione e di ricerca, ma con la consapevolezza della necessità di indagare il rapporto attuale tra educazione e religione, con particolare riferimento alla crisi di appartenenza al Cattolicesimo e all’analfabetismo religioso di ritorno nell’Italia contemporanea. L’IRC può svolgere un ruolo umanizzante nel momento in cui caratterizza il lavoro scolastico come occasione di ricerca, dialogo e lettura critica della realtà; e nel momento in cui offre uno spazio di espressione alla domanda di senso, che può trovare soddisfazione nella ricchezza culturale ed etica del Cristianesimo. Tuttavia, per capire se l’IRC possa essere una risorsa educativa per la persona e la società, è necessario inquadrare i termini di come la religione divenga una questione culturale.
Il contributo di Pasquale Nascenti Giaquinto, sulla base di materiale in buona parte d’archivio, ricostruisce le fasi concitate che hanno preceduto e immediatamente seguito l’attuazione dell’IRC neo-concordatario, in occasione del quarantesimo anniversario della firma della prima Intesa tra la CEI e il Ministero dell’Istruzione. Al termine della ricomposizione storico-documentale, l’attenzione si concentra sulla visione di Scuola espressa dall’allora Ministra Franca Falcucci, concezione che si può evincere dall’azione politico-amministrativa messa in atto per l’applicazione delle direttive sul nuovo IRC.
Lo studio di Giuseppe Ruta, prendendo le mosse dalla constatazione che ogni individuo e gruppo sociale – incluse le comunità cristiane – manifesta tratti narcisistici in forme e gradi differenti, propone una lettura inter- e meta-disciplinare del narcisismo come componente costitutiva della soggettività, al tempo stesso risorsa e rischio. Vanno distinte, infatti, forme vulnerabili e forme patologiche di narcisismo, ed è importante notare come tali dinamiche incidano sui processi educativi, relazionali e spirituali. L’itinerario converge su alcune traiettorie educative orientate a una gestione matura della dimensione autocentrata dell’io, in vista di un’integrazione armonica tra interiorità ed esteriorità, tra identità personale e responsabilità ecclesiale. In conclusione, il narcisismo è considerato come un fenomeno ambivalente da accogliere e trasformare, più che da reprimere, mediante un percorso che favorisca gratitudine, gentilezza e umorismo come antidoti esistenziali e spirituali.
Chiude la rassegna il contributo di Antony Christy Lourdunathan, il quale propone una riflessione teologico-pastorale sul concetto di discepolo e discepolato, interpretati sia come identità (sostantivo) sia come processo dinamico (verbo), evidenziando differenze e convergenze tra prospettive cattoliche e protestanti. Attraverso un’analisi etimologica, biblica e comparativa, il testo delinea vari modelli di discepolato (apprendista, seguace, erede) presenti nelle tradizioni religiose. Viene approfondito il legame tra discepolato, maturità della fede e missione, alla luce del magistero recente, in particolare di Evangelii Gaudium. Il contributo colloca il discepolato come paradigma fondamentale della catechesi e della formazione cristiana integrale, giungendo a prospettare un percorso catechistico capace di favorire un autentico discepolato cristiano


I membri dell’Istituto di Catechetica 

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